Pistoia Crescevano sogni fiorivano eskimi

da YouReporter.it - La notizia la fai tu. — 8 dicembre 2013 alle 1:31

Presso il Circolo arci Bonelle è stato presentato il libro di Stefano Carlo Vecoli "Crescevano sogni fiorivano eskimi" alla presenza del Pres. del Circolo Enrica Fragai e lo scrittore Stefano Gargini in rappresentanza del Club Culturale "La Viaccia".

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Pubblicato da: pattino
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1 Commento

  1. Stefano Gargini29 dicembre 2013

    Se devo essere sincero mi sono avvicinato a questo libro con un po’ di diffidenza, non tanto per Stefano Carlo Vecoli che avevo già apprezzato ne “Il pranzo dei burlanti” e “Il pezzente di denari”, ma soprattutto per il tema trattato al quale in molti , forse troppi, si sono avvicinati e avvicendati con approcci diversi, chi definendo quegli anni formidabili, chi rinnegandoli e chi prendendone nettamente le distanze. In sostanza pensavo, sbagliando, a questa narrazione riproponendo luoghi comuni o, ancora peggio, a qualche messaggio sociologico. Solo superando l’ostacolo delle prime pagine mi sono reso conto che man mano che andavo avanti il racconto cresceva su se stesso diventando interessante e piacevole.
    Anche la prefazione di Luciani è ben fatta e fa intuire, anche se non lo svela apertamente, la differenza tra il 1968 – ’69 e gli anni successivi. Dobbiamo affermare con chiarezza che il 1968 – ’69 fu una ventata libertaria che coinvolse i giovani dell’epoca sia ad occidente come ad oriente (vedi la Primavera di Praga). Fu l’irrisione verso il potere ed il rifiuto del mondo diviso fra due sistemi (quello capitalista e quello comunista) che si legittimavano a vicenda. Quello fu certamente un movimento utopico, il sogno dell’autogoverno, della “Fantasia al potere” e di una libertà totale senza regole imposte. In sostanza movimenti anarcoidi che volevano sovvertire il vecchio mondo e sperimentare ciò che l’uomo non era mai riuscito a realizzare in tutto il corso della sua storia. Cosa ben diversa furono gli anni ’70 ( a mio parere lo spartiacque fu nel 1971 con l’uccisione del Commissario Calabresi), da allora cambia lo scenario e il “movimento” muta la strategia e l’ispirazione politica. Non c’è più il rifiuto dei modelli politici conosciuti, la nuova ideologia è il Marxismo - Leninismo (la lineetta sta per stalinismo) e il punto di riferimento diventa la Cina di Mao Tze Tung; quindi tutto il contrario delle idealità che avevano caratterizzato il movimento utopico del 1968 – ’69. Anche per questa ragione molti di quei giovani escono dai movimenti ed entrano nuovi soggetti con un modo nuovo e diverso di pensare. Io penso che sia proprio da quegli eventi che le Brigate Rosse prendono spunto per i primi attentati dimostrativi (parliamo già del 1974 – ’76) e quelli più eclatanti dal ’76 al 1980. fino ad allora conoscevamo solo lo stragismo nero, da allora in poi il terrorismo diventa una prerogativa rivoluzionaria di stampo Marxista – Leninista. L’obiettivo delle B.R. era non tanto avere a fianco il movimento studentesco, ma bensì quello operaio; ed è questa la prima sconfitta, proprio quella di non riuscire a penetrare nelle fabbriche, grazie soprattutto alle azioni di condanna e di contrasto aperto da parte della sinistra tradizionale (comunisti, socialisti e il sindacato in tutte le sue sigle).
    La lettura di questo romanzo mi ha fatto rituffare in quegli anni ricordandomi le emozioni delle magiche scoperte giovanili; e mi sono ritrovato e riconosciuto in quelle atmosfere di provincia, nella purezza delle idee mai inclini al compromesso, negli ideali di libertà e uguaglianza che affascinavano e facevano sentire culturalmente migliori e superiori, in sostanza momenti in cui si socializzavano i sogni. Questo è un romanzo che rende ben chiara l’atmosfera di quegli anni (mi riferisco agli ’70) compresa la violenza che trova il suo epilogo nella tragedia che coinvolge i vecchi amici, fin dall’infanzia, Giulio e Cesare. Come affermavo purezza delle idee e violenza si intrecciano, dobbiamo anche dire però, ad onor del vero e per fare un po’ di chiarezza, che quegli anni (1968 – ’69) con la loro ventata libertaria e utopica, erano già morti.
    Questo romanzo ha anche un altro pregio, Vecoli non ha ricercato un linguaggio elegiaco, ma bensì un linguaggio secco, asciutto, essenziale che fa leggere la narrazione con scorrevolezza assoluta.
    Complimenti
    Stefano Gargini

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